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giovedì 26 giugno 2008

DeutscheBahn ?



E se la linea ferroviaria Gemona-Tarvisio venisse gestita da un gestore straniero? La proposta arriva da Claudio Polano, capogruppo Per Gemona in consiglio di fronte alla difficile situazione dei collegamenti ferroviari in alto Friuli, che negli ultimi anni ha registrato il taglio di numerose corse che di collegamento con la Val Canale e che proprio nelle ultime settimane ha visto il rischio, poi rientrato dopo un intervento del sindaco Gabriele Marini, di chiusura della biglietteria della stazione per tutta l'estate.

Come aveva chiesto in consiglio il capogruppo di Intesa Bruno Seravalli (che per primo aveva segnalato la problematica della biglietteria), anche per Polano urge la necessità di un incontro fra sindaci del gemonese e della Comunità Montana assieme a Provincia e Regione per affrontare la difficile situazione dei collegamenti su rotaia in alto Friuli anche in considerazione che la stazione di Piovega è, in base alle direttive provinciali, un centro intermodale dove Comune e Comunità Montana hanno già fatto diversi investimenti, dalla realizzazione dei parcheggi nelle piazze Comelli e Bertagnolli fino alla pensillina-stazione delle corriere in via Roma: «Stiamo parlando -dice Polano - di un asse ferroviario rifatto dopo il sisma, costato molti miliardi delle vecchie lire e oggi assolutamente sottoutilizzato. Perché, a fronte dell'intasamento e relativo inquinamento della S.S. 13, non si può pensare a una navetta, sulla tratta Tarvisio Udine, magari utilizzando uno dei due nuovi treni, che la Regione ha finanziato in questi giorni? Perché non pensare di ripristinare anche la linea Tolmezzo Stazione per la Carnia? Ed infine, se con Trenitalia non si riuscisse ad ottenere un miglioramento del servizio, chi vieta alla Regione, di pensare a soluzioni privatistiche o addirittura di gestione di questa linea da parte di altri gestori, magari, se non addirittura, esteri?».

Del resto che male c'è, non solo a parlare di globalizzazione, ma sperare che possa diventare qualcosa di concreto e di utile per tutti?

Piero Cargnelutti il Gazzettino

Ultim'ora



Crisi nel Pd, ecco la nuova linea politica:
 Veltroni verrà bombardato di raggi gamma,
 diventerà un mostro verde e dirigerà su Arcore.
Daniele Luttazzi

mercoledì 25 giugno 2008

Ultimi



In moltissimi comuni della nostra Provincia si riciclano i contenitori in tetrapak (quelli per il latte, i succhi, etc.), il Gemonese brilla per la sua assenza, Venzone compreso ...
Ecco i comuni dove si fa:

aiello del friuli ampezzo aquileia arta terme attimis bagnaria arsa basiliano bertiolo bicinicco buja buttrio camino al tagliamento campoformido campolongo al torre carlino cassacco castions di strada cavazzo carnico cercivento cervignano del friuli chiopris-viscone cividale del friuli codroipo colloredo di monte albano comeglians corno di rosazzo coseano dignano drenchia faedis fagagna fiumicello flaibano forgaria nel friuli forni avoltri forni di sopra forni di sotto gonars grimacco latisana lauco lestizza lignano sabbiadoro ligosullo lusevera magnano in riviera majano manzano marano lagunare martignacco mereto di tomba moimacco mortegliano moruzzo muzzana del turgnano nimis osoppo ovaro palazzolo dello stella palmanova paluzza pasian di prato pavia di udine pocenia porpetto povoletto pozzuolo del friuli pradamano prato carnico precenicco premariacco preone prepotto pulfero ragogna ravascletto raveo reana del roiale remanzacco rigolato rive d'arcano rivignano ronchis ruda san daniele del friuli san giorgio di nogaro san giovanni al natisone san leonardo san pietro al natisone san vito al torre san vito di fagagna santa maria la longa sauris savogna sedegliano socchieve stregna sutrio taipana talmassons tapogliano tavagnacco teor terzo d'aquileia tolmezzo torreano torviscosa treppo carnico treppo grande tricesimo trivignano udinese udine varmo verzegnis villa santina villa vicentina visco zuglio


fonte www.tiriciclo.it


lunedì 23 giugno 2008

Paura




Comunque la si calcoli la contabilità sulla Sicurezza non torna mai. In Italia ci sono 600 omicidi l’anno, più o meno quanti nella sola città di Los Angeles. Eppure la sensazione diffusa è l’assedio, il campo di battaglia, la perpetua notte dei morti viventi che ci aspetta al di là della soglia di casa, appena oltrepassate le telecamere che ci sorvegliano e ci proteggono. Il volto del sindaco Letizia Moratti, prosciugato dalla tensione, non fa che confermare l’allarme. Non bastano più i 100 mila poliziotti, né i 100 mila carabinieri. Ci vuole l’esercito: 2.500 ragazzi ben armati. Da distribuire come? Uno ogni 3 comuni (che sono 8 mila)?  Ma allora perché non arruolarne 25 mila?


Eppure. Se è davvero la sicurezza a ossessionarci, come mai non altrettanta attenzione è dedicata a quella sul lavoro? Nelle fabbriche e nei cantieri si muore più del doppio, 1300 salme l’anno, con fiammate anche spettacolari, come l’anno scorso alla Thyssent e l’altra settimana a Catania, con i telegiornali che lacrimano e i politici che portano i fiori della solidarietà e dell’indignazione da prima serata. Come mai il ministro Ignazio La Russa non ha ancora proposto l’impiego dei Bersaglieri a vigilanza dei cantieri? O quello dei Lagunari per stanare i reclutatori di manodopera clandestina? Gli operai liquidati per asfissia valgono meno di un tabaccaio ucciso per rapina? 


E la mafia, la camorra, la ‘ndrangheta? Perchè ci spaventano meno dei nomadi che lavano vetri, chiedono l’elemosina, rubano qualche portafoglio? E perché non ci allarma, ma anzi incassa consensi crescenti, un governo che organizza leggi contro i magistrati, dimezza i tempi delle prescrizioni, allestisce trappole contro le intercettazioni? Dovrebbero essere le incongruenze (e la potenza della propaganda) a farci un po’ di paura. 


Pino Corrias

giovedì 19 giugno 2008

Appello

Caro Walter Veltroni, Caro Antonio Di Pietro,
lo spirito con cui scriviamo a Voi questa lettera è di allarme per la promessa fatta solennemente sabato scorso dal Presidente del Consiglio Berlusconi al convegno dei giovani industriali.
Se ci saranno ancora intercettazioni nelle indagini contro la criminalità saranno puniti con cinque anni di carcere i magistrati che hanno richiesto le intercettazioni, con cinque anni di carcere chiunque si presterà a eseguire l’ordine e a renderlo disponibile, nei modi e tempi previsti attualmente dalle leggi in vigore (e non cancellate) e cinque anni di carcere ai giornalisti che, sulla carta stampata, in televisione o in rete rendano possibile la divulgazione di atti altrimenti consentiti dalle leggi.
Ricorderete che come nella sequenza di un film deliberatamente pensato per denigrare gli imprenditori italiani (nel caso i più nuovi e più giovani) i tre impegni del Presidente del Consiglio, contro i giudici, contro i giornalisti, contro chiunque voglia restare nella lettera e nello spirito della Costituzione combattendo il crimine, sono stati accolti da uno scroscio di applausi entusiastici. 
Anzi ci sono stati tre scrosci, come per ringraziare il premier per la pietra tombale che si appresta a gettare sulla giustizia e per la protezione offerta alla criminalità, soprattutto la criminalità dei colletti bianchi, degli affari, delle banche, delle aste truccate, dello insider trading, del passaggio indebito e riservato di notizie che arricchiscono immensamente e scardinano la concorrenza se conosciute solo da alcuni prima del tempo. E la criminalità delle cliniche. 
Ma le tre aree indicate come sole permesse per le intercettazioni sono solo una parte di tutta la criminalità che tormenta il paese e contro cui si battono magistrati e forze dell’ordine. E non solo: interi rami di attività criminosa di mafia, camorra e ndrangheta si esercitano e si attuano lungo percorsi che adesso diventano area proibita alle intercettazioni, come gli affari di finanza. 
Nello scrivervi questa lettera noi siamo certi che condividete il nostro allarme. Però nelle grandi questioni pubbliche che riguardano soprattutto la protezione dei cittadini (che sono coloro che pagano i grandi imbrogli, le grandi truffe, i grandi silenzi) è importante che l’allarme diventi pubblico, proclamato, comune.
Siamo convinti che il Partito Democratico e l’Italia dei Valori debbano – con urgenza – farsi testimoni di un allarme che vuole avvertire il Paese contro questi tre solenni impegni liberticidi. Viene denunciato il normale percorso della giustizia, viene deformato il fondamento della democrazia che esige la separazione dei poteri, si mette in atto un attacco del potere esecutivo contro il potere giudiziario ma anche contro le prerogative del Parlamento. Infatti il nuovo applaudito editto contro i giudici di Silvio Berlusconi corrisponde, nella forma stentorea e definitiva dell’annuncio, a un potere che un primo ministro democratico non ha. E scavalca con la disinvoltura delle nascenti dittature la voce del Parlamento. 
L'editto presidenziale è una minaccia intimidatoria contro i giornalisti italiani che osassero disubbidire e rendere pubbliche notizie di crimini.
Noi siamo convinti che il Partito democratico e l’Italia dei Valori siano i naturali difensori della giustizia e della libera informazione nel paese di un vasto conflitto di interessi mediatico in cui gran parte delle fonti di informazione sono già nelle mani di una sola persona, in veste di proprietario e capo del Governo. Perciò contiamo di ritrovarci uniti con i cittadini che ci hanno votato in una “giornata della giustizia” che vi chiediamo di convocare al più presto. Una grande manifestazione in piazza del protagonismo civile, a torto definito giustizialista, per affermare con rinnovata energia la necessità che l’informazione e la giustizia siano svincolate dal controllo del potere politico.
Abbiamo di fronte un governo prepotente e deciso a tutelare gli interessi particolari che incarna e rappresenta, e a gestire il Parlamento come un parco a tema a cui, di volta in volta, si impongono immagini e rituali di Berlusconi e di Bossi, in un alternarsi di protezionismi, interessi speciali e paure ingigantite fino alla caccia all’uomo. In questa situazione preoccupante e grave, noi pensiamo che il silenzio sia il vero pericolo che dobbiamo respingere con la massima energia. 


On. Furio Colombo 
On. Giuseppe Giulietti 
Sen. Francesco Pardi

martedì 17 giugno 2008

Referendum scaduto


photo by Kisly K.


Il petrolio e gli altri combustibili fossili sono in via di esaurimento, ma anche l’uranio è destinato a scarseggiare entro 35-40 anni. Non possiamo continuare perciò a elaborare piani energetici sulla base di previsioni sbagliate che rischiano di portarci fuori strada. Dobbiamo sviluppare la più importante fonte energetica che la natura mette da sempre a nostra disposizione, senza limiti, a costo zero: e cioè il sole che ogni giorno illumina e riscalda la terra.

Quando è stato costruito l’ultimo reattore in America? Nel 1979, trent’anni fa! Quanto conta il nucleare nella produzione energetica francese? Circa il 20 per cento. Ma i costi altissimi dei loro 59 reattori sono stati sostenuti di fatto dallo Stato per mantenere l’arsenale atomico. Ricordiamoci che per costruire una centrale nucleare occorrono 8-10 anni di lavoro che la tecnologia proposta si basa su un combustibile, l’uranio appunto, di durata limitata. Poi resta, in tutto il mondo, il problema delle scorie.

Carlo Rubbia


sabato 14 giugno 2008

Risparmio energetico



Sabato 14 giugno ore 16.00

Sala Ajace, Palazzo D’Aronco, Udine

Incontro pubblico con Luca Mercalli sul tema:

coniugare risparmio energetico e lotta ai cambiamenti climatici