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giovedì 1 marzo 2012

Pensiero unico

Da Dossier di Repubblica 1° marzo 2012:
"La linea storica che già esiste tra le due città sarebbe in grado di smaltire fino a 19 milioni di tonnellate di merci. Ora ne passano cinque. Quindi per l'agenzia si rischierebbe di spendere molti soldi senza una reale svolta nel trasporto merci. Questo è l'unico punto a favore dei No Tav che arriva dalla Francia.”
L’unico punto!!! si fa un’opera faraonica che non serve a un cazzo e per “Repubblica” è l’unico punto a favore dei NO TAV!!!

Testo Unico Sicurezza

In un cantiere, se fosse un cantiere, in presenza di macchine movimento terra, le condutture ad alta tensione si staccano. Chi non l’ha fatto, ne è responsabile.
In un cantiere, se fosse un cantiere, se succede un incidente, i lavori si fermano, la magistratura pone il cantiere sotto sequestro, si apre un’inchiesta, e si accertano le responsabilità.
Nulla di tutto ciò è successo. Luca Abbà era a terra, le ruspe continuavano a lavorare.
In un cantiere, se fosse un cantiere, non si iniziano i lavori in presenza di estranei.
Vedo però che il mio ragionamento ha alcune pecche, che debbo infine io stesso mettere in evidenza:
Quello di cui parliamo non è un cantiere, ma un fortino militare. Nessuna reale opera civile vi viene messa in atto.
Luca Abbà non era un estraneo. Vive in Valsusa. Ed è proprietario di un pezzetto di quel terreno.
Massimo Zucchetti - Professore ordinario Dip. di Energia del Politecnico di Torino

mercoledì 29 febbraio 2012

Tecnici ad Alta Voracità


La violenza, oltre a essere sempre sbagliata, è il miglior regalo che i No Tav possano fare al partito trasversale Pro Tav: che aspetta soltanto il morto per asfaltare l’intera Valsusa e farne tre, di Tav, non solo uno. Per fortuna la manifestazione di sabato è stata l’ennesima presa di distanze del movimento dalla violenza. Non a parole (anche se qualche parola dei leader non guasterebbe, per rimediare al danno fatto con gli assalti al procuratore Caselli), ma nei fatti. Detto questo, c’è un però: gli ordini che il partito trasversale Pro Tav impartisce alle forze dell’ordine. Non sta scritto da nessuna parte che queste debbano cingere d’assedio un’intera valle, braccare i contestatori fin sui tralicci situati a casa loro (infatti si vogliono espropriare i terreni), accogliere nelle stazioni in assetto antisommossa i manifestanti reduci da un corteo pacifico. Chi dà questi ordini compie una scelta precisa: quella di provocare. La provocazione non giustifica la violenza, ma ne attenua le responsabilità: infatti il codice penale prevede l'attenuante della provocazione. Qualche settimana fa alcuni cittadini accolsero una manifestazione secessionista della Lega a Milano srotolando un tricolore: subito intervenne la Digos intimando loro di ritirarlo per non provocare i leghisti. Il mondo alla rovescia, visto che, fra la bandiera nazionale e i vessilli secessionisti, sono i secondi a essere illegali e non la prima. Però si può capire il gesto della Digos, per evitare inutili incidenti. Ora la domanda è: il dovere della polizia è evitare gli incidenti, o provocarli? Nel caso della Lega, li ha evitati. Nel caso del movimento No Tav, sembra volerli provocare. E non per colpa dei singoli poliziotti, che (eccetto quelli che aggiungono gratuitamente condotte violente, difficili da individuare e punire perché nascosti sotto i caschi) obbediscono agli ordini. Ma per colpa di chi dà gli ordini. Cioè della politica. La militarizzazione della Valsusa, a protezione di un cantiere che non esiste, dura da almeno dieci anni e accomuna centrodestra e centrosinistra. Governi politici di segno opposto, ma non sul Tav, che ha sempre messo tutti d’accordo (compresi i grandi costruttori e le coop rosse, già noti alle cronache giudiziarie). Ora però c’è un governo tecnico. Formato cioè, almeno sulla carta, da “esperti”. La domanda è semplice: con quali argomenti tecnici hanno deciso di continuare a finanziare quell’opera? Da anni si attende che qualche autorità spieghi ai valsusini e a tutti gli italiani perché mai imbarcarsi in un’opera da megalomani, concepita negli anni 80, quando ancora il modello di sviluppo si fondava su una gigantesca invidia del pene e inseguiva la grande muraglia e la piramide di Cheope. Oggi tutti i dati descrivono la Torino-Lione come una cattedrale nel deserto, inutile per il traffico merci e passeggeri, anzi dannosa per l’ambiente e le casse dello Stato. Il governo tecnico, con motivazioni tecniche, ha respinto l’assalto dei forchettoni olimpici di Roma 2020: operazione che sarebbe costata ai contribuenti almeno 5 miliardi. Il Tav, anche nell’ultima versione “low cost”, dovrebbe costarne 8: ma i preventivi, in Italia, sono sempre destinati a raddoppiare o triplicare (il Tav Torino-Milano è costato 73 milioni di euro a km, contro i 9,2 della Spagna e i 10,2 della Francia). Il gioco vale la candela, a fronte di un traffico merci e pesseggeri Italia-Francia in calo costante? Gli economisti de lavoce.info, l’appello di 360 docenti universitari e persino il Sole 24 Ore rispondono che no, l’opera non serve più a nulla. Sono tecnici anche loro, anche se non stanno al governo: tutti cialtroni? Se i tecnici di governo han qualcosa di serio da ribattere, lo facciano, dati alla mano: altrimenti i cialtroni sono loro. Rispondere, come l’ineffabile Passera, che “i lavori devono continuare” punto e basta, in omaggio al dogma dell’Immacolata Produzione, è roba da politicanti senz’argomenti. E, per come si sono messe le cose, è la peggiore delle provocazioni.
Marco Travaglio - Il Fatto Quotidiano

martedì 28 febbraio 2012

Meno è meglio


Circoscrizione Locale dei soci
della provincia di Udine
in collaborazione con
la Libreria Feltrinelli di Udine
PRESENTA
martedì 6 marzo alle ore 17:15
presso la sala conferenze
in via Canciani 15 a Udine

MAURIZIO PALLANTE con LUCIA PIANI
ricercatrice presso il Dipartimento di scienze umane
dell'Università di Udine e
ANNA FASANO
del C.d.A. di Banca Etica
MENO E MEGLIO - Decrescere per progredire

L’opera: la felicità, il benessere, la qualità della vita non hanno alcuna relazione diretta con la ricchezza materiale. Avere molto non significa stare bene. Al contrario, staremo meglio se sapremo proporci come obiettivo non il meno, ma il meno quando è meglio. Maurizio Pallante racconta in queste pagine una rivoluzione fatta di semplicità, di ragione e di rispetto, che si fonda sulla scelta diridurre la produzione e il consumo delle merci che non soddisfano nessun bisogno. Dalla crisi di oggi – che è ambientale, energetica, morale e politica, oltre che economica – si potrà uscire se la società del futuro saprà accogliere un sistema di vita e di valori fondato sui rapporti tra persone, sul consumo responsabile, sul rifiuto del superfluo.
L’autore: laureato in lettere, è stato insegnante e preside. Dal 1988 svolge un’attività di ricerca e divulgazione scientifica sui rapporti tra ecologia, tecnologia e economia, con particolare riferimento alle tecnologie ambientali. Nel 1988 ha fondato un Comitato per l’uso razionale dell’energia (CURE), dal 1990 al 1995 è stato Assessore all’Ecologia ed Energia del Comune di Rivoli (TO), nel 2007 ha fondato il Movimento per la Decrescita felice, di cui è coordinatore nazionale. La sua produzione letteraria conta un numero considerevole di saggi su tecnologia e decrescita.
L'incontro è inserito nella promozione della Terza Conferenza Internazionale sulla decrescita per la sostenibilità ecologica e l'equità sociale che si terrà a Venezia tra il 19 e il 23 settembre 2012 (www.venezia2012.it)
Per maggiori informazioni: David Antonutti - coordinatore GIT (gruppo iniziativa territoriale) di Banca Etica di Udine, via San Francesco, 37 tel. 3281511267 e-mail: git.udine@bancaetica.org

Tranquilli

In vista delle elezioni regionali del 2013 iniziano a circolare alcune voci sull’ipotesi di una grande coalizione Pd, Pdl, Udc che punti al governo della Regione capitanata da Renzo Tondo.
A scanso di equivoci meglio chiarire subito la nostra posizione: il Partito Democratico è distinto e alternativo al centrodestra, non c’è ipotesi di alleanze.
Il Pd si sta impegnando per vincere la tornata delle amministrative proprio contro il centrodestra e prepara l'alternativa in regione per il 2013. Questo perché da loro ci separa il giudizio su quanto hanno fatto in questi quattro anni, un programma e un'idea della Regione.
Sono fuori luogo equivalenze tra lo scenario nazionale e quello regionale, anche perché è chiaro a tutti che il presidente Tondo è simbolo e sintesi politica della coalizione di centrodestra e che non assomiglia in nulla a Mario Monti. E io tengo troppo al futuro del Friuli Venezia Giulia per pensare di affidarlo a Tondo per un altro quinquennio.
Debora Serracchiani

lunedì 27 febbraio 2012

Diritto di cittadinanza

organizzato da
CGIL e L'ITALIA SONO ANCH'IO
si terrà 
FVG IMMIGRAZIONE
E DIRITTO DI CITTADINANZA
Riscrivere il contratto sociale 
giovedì 1° marzo 2012 ore 15
Sala Ajace in piazza Libertà a Udine -

■ Introduce
ABDOU FAYE 
SEGRETERIA REGIONALE CGIL FVG
■ Presiede
KAR HOON YEOH
SEGRETERIA CAMERA DEL LAVORO DI UDINE
■ Testimonianze degli immigrati di seconda generazione
ALDA KROSI, TRIESTE
(COMITATO “L’ITALIA SONO ANCH’IO”)
SARA GOURCHANE, LATISANA
AHSAN RAYHAN MEHADI, MONFALCONE
■ Interventi
PIERLUIGI DI PIAZZA 
CENTRO E. BALDUCCI
RETE DIRITTI CITTADINANZA FVG
MARIO PEZZETTA
PRESIDENTE ANCI FVG
CARLA FRANZA
SEGRETERIA CAMERA DEL LAVORO DI PORDENONE
■ Conclude
FRANCO BELCI
SEGRETARIO GENERALE CGIL FVG

venerdì 24 febbraio 2012

Il marito della Palombelli...

Nell’intervista del 22 febbraio a “Il Giornale” il leader dell’Alleanza per l’Italia Francesco Rutelli ha dichiarato di essere contrario allo scelta dello jus soli come criterio di attribuzione della cittadinanza perchè “l’idea che sia un pezzo di carta che chiunque può prendere, con la stessa facilità con cui si comprano le figurine all’edicola, è superficiale e pericolosa”.
Le dichiarazioni di Rutelli sulla cittadinanza sono talmente fuori dalle righe che viene da pensare voglia accreditarsi ancora più a destra.
Dare la cittadinanza italiana a chi è nato in Italia non significa affatto deprezzarla ma anzi rivendicare al nostro Paese quelle centinaia di migliaia di giovani cittadini, che qui hanno studiato, vivono e spesso già lavorano, ma alle quali manca solo il “pezzo di carta” in tasca.
Questo attacco a freddo di sapore un po’ leghista lascia assai perplessi anche perché vibrato da uno politico che sicuramente sa di lanciare un allarme senza fondamento, dato che sulla cittadinanza non è in vista nessun automatismo. E in ogni caso è un peccato che Rutelli sembri non conservare memoria del tempo in cui conduceva battaglie per i diritti civili.
Debora Serracchiani